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Riccardo #Baruzzi - Braccio di lettura - Sound performance - Sabato, 23 Aprile h. 20 in collaborazione con #LiveArtsWeek -
20/04/2016 - 23/04/2016
Riccardo #Baruzzi - Braccio di lettura - Sound performance - Sabato, 23 Aprile h. 20 in collaborazione con #LiveArtsWeek

Appunti di osservazione di Enrico Malatesta

I dispositivi sono posti in un orizzonte limitato, ad una certa distanza dal performer, di fronte a lui, alla sua portata, attivi, già in potenza nello spazio in cui sono distribuiti; il movimento rudimentale di "qualcosa" che rotea e concuote e verso cui gli assemblaggi e gli oggetti vengono avanzati, fino al limite, fino ad una regione di contatto e di relazione, di trasmissione…i materiali possiedono una vitalità di cui il suono è la superficie, la pelle transitoria e caduca…I bricolage sonori di Riccardo sono così fragili che la loro ritmicità, la loro reazione, è di risuonare d'un suono senza peso, brevissimo e senza partecipazione, privo di retorica…
I suoni di Riccardo, come i suoi strumenti, prendono una posizione nello spazio e lì restano per un certo tempo I suoni di Riccardo, per me, sono com un osso, sono ciò che rimane…
Il movimento di ciò che ruota è ossessivo e delimita un territorio come fosse un totem; la sua sfera di influenza attrae e respinge le due strutture, ferme, realizzate per la mano, prensili, e che immobili informano già di molteplici possibilità di deformazioni della sfera roteante e di comunicazione tra i vari risonatori e battenti…Il tamburo, lo riconosco, familiare, nell'atto di raccogliere informazioni rivelando tutta la morfologia della sua superficie, che semplice produce un suono povero e decorticato, alla periferia del totem ma del quale risuona distante…
La percussione è come una postura dalla quale posso visualizzare le relazioni, le forze e le distanze.
L'aculeo d'istrice attira l'attenzione con l'energia di un reperto di vita, remoto…l'utensile è strano e la sua forma si protende con una fragilità unica, acuminata e quasi plastica…mi sembra di sentirne tra le dita la liscezza, la veloce reattività ad ogni impulso ed il suo stridore…
I suoni si muovono deformandosi nella loro ritmicità continua, nella leggerezza dell'impatto mentre il performer, lontano, quasi alla deriva, si distacca sempre più da ciò che risulta e con la discrezione di un fedele aiutante lascia che la superficie dei suoi strumenti venga scorticata da un poliritmo ludico ma che cela una violenza d'infante presentando il suono come fosse un osso appoggiato su di un tavolo.

 

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